Le Dodici Fatiche di Ercole

VIII - Cavalle di Diomede
Diomede, re della Tracia, possedeva delle cavalle che nutriva con carne umana, generalmente quella dei viandanti che cadevano in suo potere.
Eracle ricevette l'ordine di portare le cavalle ad Argo.
Eracle andò alle scuderie ed immobilizzò i palafrenieri, attaccò le cavalle ad una unica cavezza, portandole tutte e quattro fuori dalla scuderia.
Ma le cavalle scalciavano e nitrivano, il rumore svegliò Diomede, che giunse con le sue guardie. Il re si gettò addosso all'eroe, che lasciò per un attimo le cavalle per abbatterlo. Gli animali, vedendo il padrone a terra, lo divorarono.
Quindi si placarono e seguirono docilmente Eracle fino ad Argo.

IX - Cinto della regina delle amazzoni
La richiesta di Euristeo di recuperare il cinto delle amazzoni ha almeno tre versioni.
Nella prima, la regina delle amazzoni si innamorò di Eracle e gli offrì il cinto volontariamente, a significare che lei donna forte si concedeva a un uomo eccellente. Un'altra versione, indica Antiope come regina delle amazzoni, mentre in una terza la regina si chiama Melanippe.
Ma, qualunque sia la versione, Eracle non ha difficoltà ad impossessarsi del cinto e a portarlo al re di Argo.

X - Buoi di Gerione
I buoi di Gerione facevano invidia a tutti, grazie al loro colore rosso scarlatto, e, tra gli altri, anche a Euristeo, che ordinò ad Eracle di portarglieli.
Eracle si diresse verso i confini occidentali della terra, attraversando il mare su una coppa datagli da Elio, il dio del sole.
Giunto allo stretto di Gibilterra, che separa il Mar Mediterraneo dall'Oceano Atlantico, eresse le colonne che portano il suo nome e che sono state identificate con le montagne che si ergono da una parte e dall'altra dello stretto.
Appena messo piede sul regno di Gerione, uccise il suo guardiano degli armenti, Euritione, quindi il suo mostruoso cane a due teste, Ortro, ed infine abbatté lo stesso Gerione.
Era tentò di venire in aiuto di Gerione, ma fu costretta alla fuga, quando fu raggiunta da una freccia scoccata da Eracle.
Alcuni buoi furono poi rubati da Caco, ma dopo una lunga ricerca e uno straziante combattimento contro l'essere mostruoso figlio di Vulcano la ebbe vinta e si riprese i buoi.
L'eroe ammucchiò i tori sulla coppa e si diresse verso l'Argolide, utilizzando la sua pelle di leone come vela. Una volta arrivato, restituì la coppa al dio e diede i tori al re.

XI - Pomi d'oro del giardino delle Esperidi
Come penultima fatica, Euristeo ordinò ad Eracle di portargli i pomi d'oro del giardino delle Esperidi.
La localizzazione del giardino non era nota a nessun umano, si sapeva solo che era posto nelle lontane regioni occidentali.
Il primo compito di Eracle fu quello di scoprire dove il giardino si trovava. Chiese al vecchio dio del mare Nereo di indicarglielo, ma si rifiutò, sostenendo che non poteva dirlo ad un semplice mortale. Eracle lo afferrò, dichiarando che non l'avrebbe lasciato fino a che non avesse ottenuto quello che voleva.
Nereo cedette e gli disse di recarsi da Atlante, chiedendo a lui stesso di prendere i pomi d'oro. L'eroe si diresse da Atlante; arrivato da lui, gli chiese di prendere i pomi d'oro, ma Atlante replicò che aveva paura del drago e che quindi prima doveva ucciderlo.
Eracle, benché convinto che questa azione gli avrebbe causato il rancore di Era, prese l'arco e, con una freccia, uccise il drago.
Atlante volle che Eracle si prendesse carico del cielo, mentre lui andava a raccogliere le mele.
Quindi ritornò con tre pomi d'oro, ma non era disposto a riprendersi il carico del cielo sulle spalle. Preferiva essere lui a portare le mele ad Argo, mentre Eracle continuava a sostituirlo.
La proposta non convinse l'eroe, sapeva benissimo che una volta partito, Atlante non sarebbe più tornato. Chiese ad Atlante di sorreggere momentaneamente il cielo, per permettergli di sistemarsi la pelle di leone che lo ricopriva, e con questa scusa, rimise il cielo sulle spalle di Atlante. Eracle raccolse le mele e fuggì rapidamente.
Diede i frutti a Euristeo, ma questi non li volle e li rese ad Eracle. L'eroe li diede ad Atena, che li rimise nel giardino.
Ma questo non bastò ad Era, che non volle perdonare: Eracle aveva spogliato il giardino e ucciso il suo drago. Alcune versioni della leggenda di Eracle, indicano in questo furto, il furore di Era, che fece portare Eracle alla pazzia e all'uccisione dei suoi due figli e dei suoi due nipoti.

VII - Toro di Creta
A Creta un toro enorme errava in libertà, terrorizzando gli abitanti e devastando i raccolti, Eracle fu mandato a porvi rimedio.
In certe versioni, il toro è identificato in quello che Poseidone fece apparire a Creta e che generò il Minotauro.
Minosse gli offrì il suo aiuto, ma Eracle catturò il toro da solo. Gli fece attraversare il mare, portandolo ad Argo.
Euristeo, come per il cinghiale di Erimanto, provò terrore e consacrò l'animale ad Era ma la dea non ne fu soddisfatta, sapendo da chi era stato catturato. Fece uscire l'animale da Argo, facendogli attraversare l'istmo di Corinto, arrivando a Maratona, dove Teseo gli diede nuovamente la caccia

II - Idra di Lerna
L'idra di Lerna fu allevata da Era, nella speranza che riuscisse a liberarla da Eracle.
Lerna si trovava vicino al mare, a circa 8 km da Argo. L'idra viveva in un bosco nei pressi della sorgente del fiume Amimone e frequentava le paludi vicine.
Per aiutarlo nell'impresa, Eracle chiamò Iolao. Tentò di far uscire il mostro dalla tana lanciando all'interno delle frecce infuocate ma Era intervenne, mandando un granchio enorme a ferire il tallone di Eracle. Eracle lo schiacciò, uccidendolo.
L'idra emerse allora dalla palude, gettandosi sull'eroe: dalle bocche delle sue nove teste usciva un alito pestilenziale. Eracle tagliò le teste, una dopo l'altra, ma ad ogni testa tagliata ne nascevano altre due.
Per evitare che le teste ricrescessero, Iolao consumò quasi tutto il bosco, utilizzando dei tizzoni ardenti per bruciare le ferite provocate da Eracle.
I due eroi riuscirono a disfarsi di otto teste: ne rimaneva una sola, quella centrale e immortale. Eracle la recise e la seppellì a grande profondità.
Prima di lasciare Lerna, Eracle immerse la punta delle sue frecce nel sangue dell'idra, che conteneva un potente veleno, rendendole micidiali.

I - Leone di Nemea
Il leone di Nemea era un animale gigantesco, figlio di Artemide, la dea della luna. Alla sua nascita, la madre rimase inorridita e lo gettò sulla terra, dove cadde vicino a Nemea, nell'Argolide. Si insediò in una grotta con due uscite.
Gli abitanti della regione dimenticarono di offrire un sacrificio a Selene, che mise in libertà il leone: questi devastò il paese, divorandone gli abitanti.
Non c'erano armi che potessero ferirlo.
Eracle fu mandato ad ucciderlo ed egli bloccò un'uscita della grotta. Entrato dall'altro ingresso, gli si gettò addosso, colpendolo con la clava e lo finì strozzandolo.
Eracle gli tolse la pelle, utilizzando un artiglio dello stesso leone, e la portò al re Euristeo.

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III - Cinghiale di Erimanto
Nella terza fatica Eracle doveva catturare vivo il mostruoso cinghiale che viveva sulle pendici del monte Erimanto, in Arcadia.
Il cinghiale terrorizzava gli abitanti della regione e l'eroe fu mandato ad aiutarli.
Eracle spinse il cinghiale verso la cima del monte, sulla neve alta: l'animale non riusciva più a correre e quindi Eracle gli saltò in groppa, incatenandogli le zampe. Lo prese quindi in spalla e lo portò ad Argo per mostrarlo a Euristeo.
Quando il re lo vide, fu preso da grande paura ed andò a rifugiarsi in una giara di bronzo, da cui non uscì finché Eracle non l'ebbe portato via.


IV - Cerva di Cerinea
La cerva era una delle cinque che Artemide aveva scoperto in Tessaglia: la dea ne catturò quattro, mettendole a tirare il suo carro, ma la quinta le sfuggì, andando a rifugiarsi a Cerinea.
La cerva aveva gli zoccoli in bronzo e le corna d'oro. Era un animale consacrato ad Artemide, per cui ad Eracle fu ordinato di portarla ad Argo viva.
L'eroe inseguì la cerva fino a renderla esausta e, quando si abbatté al suolo, la catturò. La prese sulle spalle e si diresse verso Argo. Lungo il percorso incontrò Artemide, che furente gli chiese cosa facesse con la cerva. Eracle la informò che stava eseguendo gli ordini di Euristeo, al che la dea lo lascio andare, purché Eracle la liberasse non appena avesse dimostrato il successo della sua prova.
 

V - Uccelli del lago Stinfalo
Nei boschi attorno al lago Stinfalo abitavano uccelli voraci e chiassosi, che devastavano i campi e tormentavano gli abitanti.
Eracle ebbe il compito di liberare la regione da questo flagello e vi riuscì con l'aiuto di Atena. La dea diede all'eroe delle nacchere di bronzo.
Eracle si appostò sul monte Cilleno e suonò le nacchere. Il rumore sconosciuto, spaventò gli uccelli che si alzarono in volo terrorizzati. Eracle riprese a suonare e gli uccelli fuggirono in tutte le direzioni, talmente spaventati da scontrarsi fra loro. L'eroe continuò a suonare, finché anche l'ultimo uccello scomparve all'orizzonte.

VI - Stalle di Augia
Augia, re dell'Elide, possedeva numerosissimi armenti, ricevuti in dono dal padre, Elio.
Vista l'origine divina, il bestiame era immune da ogni malattia ed era cresciuto in numero a dismisura. Il re non si era mai preoccupato di pulire le stalle ed ora il letame si accumulava nei dintorni, impestando l'ambiente, mentre nugoli di mosche oscuravano il cielo. Euristeo ordinò ad Eracle di ripulire le stalle in un solo giorno.
Eracle distrusse le pareti dell'edificio, deviò il fiume Alfeo, facendovi defluire le acque, che ripulirono le stalle.

XII - Cane Cerbero
Come ultima fatica, Euristeo, forse per liberarsi dell'eroe, mandò Eracle nel mondo degli inferi per rubare il cane Cerbero, che ne custodiva l'accesso.
Ermes guidò Eracle nel regno di Ade, mentre Atena gli rimase vicino per rassicurarlo.
Giunto allo Stige, chiese a Caronte di traghettarlo dall'altra parte del fiume. Messo piede sulla riva, l'eroe vide un'ombra avvicinarsi. Era già pronto a scoccare una freccia, ma fu fermato da Ermes, che lo dissuase dicendo che non aveva niente da temere dai morti.
L'ombra era quella di Meleagro, la cui triste storia commosse Eracle, che gli promise di sposare la sorella Deianira.
Alla fine incontrò lo stesso Ade, che non voleva farlo passare. I due cominciarono a battersi ed Eracle sconfisse il dio, che cadde a terra alle soglie del suo regno. Ade autorizzò Eracle ad impadronirsi di Cerbero, purché utilizzasse solamente le mani.
Eracle afferrò il cane per il collo e lo strinse, fino a costringerlo alla resa. L'animale cercò ancora di colpirlo con la coda, che terminava con un dardo, ma visto che Eracle non mollava la presa, si lasciò incatenare.
Atena era pronta a riportare l'eroe al di là dello Stige, si mise lei stessa ai remi.
Euristeo rimase profondamente impressionato dal ritorno dell'eroe ed impaurito dal mostro terrificante a tre teste, andando a rifugiarsi nel suo "nascondiglio preferito": la giara di bronzo.